Rituals of resistance: il gioco nella violenza domestica

L’analisi transazionale di Eric Berne come mezzo di comprensione della violenza strutturale descritta da Bourgois: l’evoluzione dei rituali di resistenza.

Rituals of resistance: il gioco nella violenza domestica
Norman Rockwell, The Gossips

Quali sotterfugi dovrebbe operare una donna nell’East Harlem di New York per ottenere il rispetto negatole sin dalla nascita da un background di degrado e demistificazione?

Candy, protagonista di questo articolo, è un nome fittizio che Bourgois nel suo Cercando rispetto. Drug economy e cultura di strada assegna ad una donna che rappresenta lo spigolo sporgente di una crisi del patriarcato sviluppatasi alla fine degli anni ’90, nell’East Harlem di New York, tra marciapiedi imbrattati di siringhe scricchiolanti e le anime smorte a raccoglierne i cocci nelle numerose crack houses.

Nel macro-mondo circostante, l’economia statunitense cresce costantemente, la presenza di popolazione immigrata messicana a New York è aumentata considerevolmente. In medias res la guerra alla droga come escamotage per l’incarcerazione della povertà, i giovani dell’ inner city si danno alla marijuana e diminuisce la popolarità di crack ed eroina.

IL GIOCO NELLA VIOLENZA DOMESTICA

Candy: «una donna estremamente carismatica, la cui esistenza è stata particolarmente densa di violenze»¹ , come cita lo stesso Bourgois.

Cullata tra le fredde membra della violenza domestica sin dalla nascita, scappata di casa a tredici anni, rimane incinta. Felix, il ragazzo che avrebbe dovuto tirarla fuori dai suoi traumi, in realtà è solo l’ennesimo oppressore. Suo carceriere fidato fino ai ventidue anni.

Una delle uniche due donne coinvolte nel commercio del crack nell’East Harlem, mistificata da un senso di emancipazione e libertà, spara a Felix senza ucciderlo, inverte i ruoli di genere nel costante turbinio della crisi del patriarcato che animava quegli anni.

«Prima accettavo tutte le stronzate di mio marito. Lo mantenevo pure, ma poi, a un certo punto mi sono svegliata e ho sentito l’odore del caffè, come si dice. E gli ho infilato una pallottola, a mio marito»², ammette.

A cosa deve il suo successo questa donna dai capelli biondi tinti e dal corpo statuario? Le manovre affaristiche effettuate da Candy, potrebbero rispecchiare ciò che Eric Berne definisce “gioco”, ben lungi da una visione ludica o superficiale della realtà.

Nel suo  A che gioco giochiamo lo psicanalista americano, sulla base anche di ricerche precedenti, definisce la “transazione” come unità del rapporto sociale da cui dunque sarebbero scaturiti i “giochi”:

«una serie progressiva di transazioni ulteriori complementari e nascoste rivolte a un risultato ben definito e prevedibile. Esso prospetta dunque un pagamento»3.

In sintesi il gioco sarebbe una forma di relazione in cui uno dei due interlocutori risulta essere più disonesto dell’altro, perché, celando inconsapevolmente i propri fini, induce “l’altro” a perseguire i suoi stessi scopi con manovre non premeditate.

Sotterfugi nascosti, dunque, che in un ambiente misogino ed estremamente degradato come quello delle dipendenze, risultano accattivanti per uomini che vorrebbero essere autoritari ma diventano schiavi delle proprie voglie e oppressori della propria libertà.

CONSEGUENZE DEL GIOCO

Candy, sparando a suo marito Felix, ha incusso paura nell’East Harlem, sulla base dell’idea preimpostata di “arma” come strumento di potere e di “donna” come schiava della misoginia.

Ha creato una visione nuova, anticonvenzionale e anti- patriarcale fondata sull’importanza che le esibizioni pubbliche di violenza rivestono per il consolidamento della credibilità in strada. Uno specchio dove la vittima diventa aggressore e conquista il rispetto liberandosi da una vita sotto le redini dell’autocrazia familiare.

Purtroppo però,

«Candy interpretava il proprio atto di sparare a Felix come lo sfogo di una donna gelosa romanticamente innamorata di un uomo infedele.» 4

Mentre,

«Candy e il suo giro di amici ricorrevano a un’interpretazione popolare portoricana per spiegare il significato del suo gesto. Si era cioè trattato dei suoi nervi- ciò che sull’isola di Porto Rico si chiama ataques de nervios.»5

In entrambi i casi, può mai un singolo colpo di pistola vendicare la violenza strutturale dell’inner city o anche solo sopperire ai traumi di Candy?

STRUTTURAZIONE DEL GIOCO

«Mio marito era come mio padre: io ero una figlia maltrattata e sono diventata una moglie maltrattata. […] Accettavo di essere picchiata perché ci ero abituata da bambina, e poi mio marito ha continuato fino ai miei ventidue anni. Quindi pensavo che la vita fosse questo: essere picchiata».6

L’ambiente claustrofobico delle gang, non era certo d’aiuto, ma il gioco preferito di Candy funzionava alla perfezione: il “Tutta Colpa Tua”.

«Due giocatori: la moglie oppressa e il marito dominatore.

La moglie può interpretare la sua parte o da Adulta prudente (“E’ meglio fare come dice lui”) o da Bambina Petulante.

Il marito dominatore può restare in uno stato dell’io da Adulto (“Sarebbe meglio se facessi come dico io”) o scivolare in quello parentale (“Farai meglio a comportarti come dico io”). Il genitore vero e proprio è sostituito dal marito autoritario.»7

Tanti i divieti imposti alle donne dell’Harlem, uno dei più lampanti è quello di non poter guardare fuori dalla finestra, imposto prepotentemente da Luis, fratello di Felix, alla moglie:

A: «Candy ma che stai facendo? Quando Luis chiude le tende lo fa in un certo modo, così se le apri lui si accorge che hai guardato fuori dalla finestra. Qua non si può guardare fuori dalla finestra.»8

Correlato, ovviamente, al divieto di avere amici, uscire di casa, respirare aria che non fosse prima stata inalata dal proprio uomo e soccombere ai tanti tentativi di fuga da una società violenta e intrisa di concezioni preimpostate sulla violenza domestica.

Ciò che Bourgois, nell’ottica di un rituale distruttivo poichè consumato ai danni di altri soggetti vulnerabili, avrebbe definito “RITUALS OF RESISTANCE”:

«comportamenti codificati all’interno di una subcultura marginalizzata, che si offrono ai soggetti che ne fanno parte come soluzioni locali a un’esperienza di vulnerabilità strutturale.»9

NOTE BIBLIOGRAFICHE

1: Philippe Bourgois, Cercando Rispetto, pag. 218

2: Philippe Bourgois, Cercando Rispetto, pag. 216

3: Eric Berne, A che gioco giochiamo, pag. 55

4: Philippe Bourgois, Cercando Rispetto, pag. 224

5: Philippe Bourgois, Cercando Rispetto, pag. 227

6: Philippe Bourgois, Cercando Rispetto, pag. 222

7: Eric Berne, A che gioco giochiamo, pag. 62

8: Philippe Bourgois, Cercando Rispetto, pag. 230

9:  Philippe Bourgois, Cercando Rispetto, pag. 11

BIBLIOGRAFIA

Bourgois, P. 2005. Cercando rispetto. Drug economy e cultura di strada, Derive Approdi.

Berne, A che gioco giochiamo. Un classico della psicologia contemporanea, Milano, Tascabili Bompiani, 2010 (traduzione a cura di Vittorio di Giurio).

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