Negro, ricordati che Dio te l’ho dato io

Quando il concetto di schiavitù diventa reale?

Chi può essere definito schiavo sorvolando gli ideologismi moderni tesi ad identificare la violazione del libero arbitrio come schiavitù? Abbasso lo zio Tom, brano del 1996 di Botta e Franco del Prete, ci pone dinanzi alla cruda realtà locale di uno schiavo, definizione che oggi soccomberebbe a qualunque violazione di diritto.

Di seguito James Senese e gli Showmen 2, Abbasso lo zio Tom.

Meillassoux torna in scena

Claude Meillassoux fu tra i primi che posero in discussione, tramite l’adozione della dottrina marxista, la natura e le fallacie delle società precoloniali. Lo studioso francese ci illumina su quali siano le reali tipologie di schiavitù, di servaggio, di asservimento nel suo scritto Antropologia della schiavitù. Mostra come il “bestiame a due zampe” (Piault, 1975), com’era propriamente definito lo schiavo, riesca a destreggiarsi nel lungo cammino della sua ineluttabile sottomissione.

La marginalità sociale relega lo schiavo nella condizione di “non parente”, un estraneo dinanzi alla società in cui viene assorbito, che condivide rapporti solo con il proprio padrone. In termini di diritto lo schiavo è infatti un oggetto di proprietà inalienabile e dunque sottomesso al suo proprietario.

 

Negro, vicino casa mia non ti voglio più.

 

Slavery

 

 

Nel testo sopracitato vengono definiti i lineamenti di questo fenomeno:

«Negro, vicino casa mia non ti voglio più
Bianco, la vecchia casa mia ora non c’è più
tu la bruciasti e mi portasti qui e ora mi dici che
tu non mi vuoi mai più vicino a te.»

Con chiari riferimenti alla politica coloniale che tendeva a serbare aggressività nelle zone sottomesse per poi applicarle anche al proprio paese d’origine, le urla degli schiavi sembrano scalfire la sicurezza degli aguzzini. A chi conviene davvero avere uno schiavo? Perché sottomettere essere umani, se quest’ultimi non vengono poi integrati a scopo lucrativo?

Meillassoux riporta in “Antropologia della schiavitù” calcoli matematici prettamente economici, che a seconda di variabili sull’acquisto o il rapimento dello schiavo, prevedono i guadagni del padrone. Lo schiavo può essere catturato o comprato, ma la sua situazione all’interno della società di accoglienza sarà sempre di outsider, un estraneo che non può e non deve avere rapporti con la società.

A tal proposito il brano ci mostra il primo controsenso della politica coloniale: la depredazione del territorio di cattura dello schiavo. La risposta di Meillassoux è fornita dall’unico scopo utilitaristico di recuperare quante più braccia da impiegare in lavori pesanti, atte a produrre una quantità persino eccessiva di energia-lavoro.

 

Negro, negro, negro… sono un uomo

Allo schiavo, in virtù del suo stato, viene negata la possibilità di autosussitenza affinché non possa accumulare ricchezza che gli consentirebbe di riscattarsi alla condizione di schiavo manomesso o affrancato. Lo schiavo non ha diritto di parentela: più lo schiavo è distante dal paese di origine e più grande sarà il suo valore in virtù del fatto che egli avrà minori possibilità di fuga.

Lo schiavo non è sottoposto a differenze di genere, egli è un essere “neutro”, non vi sono preferenze che releghino gli schiavi nella condizione di uomo o donna. Le donne vengono lodate non per le loro capacità riproduttive, quanto produttive. Talvolta quest’ultime erano preferite agli uomini unicamente per le proprie capacità di resistenza.

I non-nati

 

I non-nati

 

Il testo di Abbasso lo zio Tom continua, puntando in pieno il girone dei “non-nati” in cui Meillasoux relega tantissimi schiavi.

«Negro, le mani di Virginia tu non le toccherai.
Bianco, quando la donna mia voleva dir di no
tu la prendesti qui davanti a me e non pensavi che
sarebbe nato un uomo come te.»

Il colono, il bianco, l’essere che depreda in generale non è consapevole di avere dinanzi a sé un uomo. Si stupisce dinanzi ai microscopici processi evolutivi del quotidiano ad osservare come, con gli stessi mezzi e tramite le medesime azioni, l’altro agisca. Chi sono i più fortunati: i nati liberi o i non-nati?

Nel momento esatto in cui lo schiavo viene catturato, la sua situazione vira dallo status di “essere umano” allo stato negativo di estraneo a qualunque luogo circostante. Egli è però consapevole della caducità di tale situazione, avendo conosciuto la condizione di nato libero. Altra situazione è invece quella dei “non-nati”. Da brividi il testo del 1996, uno scambio di poche battute tra un “Bianco” e un “Negro” che si puntano a vicenda il dito. I nati liberi sono consci di una vita migliore aldilà del baratro dei loro doveri di asservimento al padrone.

nati fuori della nascita o non-nati, essendo figli di schiavi, non sono invece consapevoli di cosa si celi oltre il loro stato, abituati sin dalla nascita ad un contesto schiavistico. La loro condizione è quella di merce nelle mani del padrone, ma il loro sostentamento è unicamente a carico del genitore. Lo schiavo è costretto a dividere i pochi alimenti con la progenie fino al periodo di vita attivo di quest’ultima, ossia quando sarà in grado di lavorare e fornire energia-lavoro in cambio della propria sussistenza.

 

Bianco, dimmi cosa vuoi da me

Abbasso lo zio Tom ingloba i processi di spersonalizzazione, desocializzazione, desessualizzazione e decivilizzazione che intasano la nostra concezione di schiavitù. Rende consci i carnefici di avere più colpe di quanto si pensi e che i danni loro arrecati dalla presenza di stranieri su un territorio falsamente dichiarato come “proprio” è comunque una conseguenza delle proprie furfanterie.

«Negro, ricordati che Dio te l’ho dato io
Bianco, io ci credo ancora ma tu invece no.
Bianco, ma dimmi un po che cosa vuoi da me…
Negro, negro, negro…. Sono un uomo!»

 

 

Versione live del brano Abbasso lo zio Tom:

 

 

Bibliografia:

Meillassoux, C. 1992. Antropologia della schiavitù, Mursia
Eriksen, T. H. 2017. Fuori controllo. Un’antropologia del cambiamento accelerato, Einaudi

 

 

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