La democratizzazione del Corano recitato: Labīb al-Saʿīd e la prima registrazione integrale del testo sacro

La recitazione coranica è pratica che caratterizza la sfera devozionale, privata e pubblica, di qualsiasi musulmano, dal Marocco all’Indonesia. Recitare il Corano, nell’ottica di un’ottimale resa orale del testo, rispettosa delle norme del tajwid (il sistema che regola suddetta pratica), significa attualizzare la rivelazione.

La trasmissione della parola di Dio da parte dell’arcangelo Gabriele a Muhammad e, conseguentemente, del Profeta alla propria comunità tra la Mecca e la Yathrib (successivamente rifondata come Medina) del VII secolo, rivive non come semplice messa in scena rituale, ma come manifestazione evidente dell’atemporalità e universalità del messaggio divino.

Attualmente sono due gli stili di recitazione utilizzati: il mujawwad (dalla radice j-w-d, ovvero abbellire, rendere migliore) e il murattal (dalla radice r-t-l, ovvero recitare). Sostanzialmente differiscono nel trattamento melodico e ritmico del testo, risultando di conseguenza efficaci il primo, il mujawwad, nelle occasioni pubbliche, appannaggio di recitatori professionisti; il secondo, il murattal, relativamente più semplice da padroneggiare, pertiene alla sfera privata e all’istruzione.

Lo stile murattal ha come obiettivo la massima chiarezza e intelligibilità testuale. Il recitatore è guidato dalla struttura sintattica del brano, non pone particolare enfasi su determinati punti ed evita melismi e fioriture melodiche. Il limite fisiologico della capacità respiratoria è un altro fattore fondamentale: ogni frase del brano prescelto, considerata unità minima e virtualmente autonoma, deve essere recitata attraverso un’unica espirazione.

La pausa che segue è doppiamente necessaria: da una parte essa permette al qāriʾ la ripresa del fiato, dall’altra marca il termine del frammento testuale, spesso corrispondente a qualche versetto, e l’inizio del successivo; la pausa, tuttavia, non deve prolungarsi più del necessario. Il volume della voce è generalmente contenuto, tendente all’intensità di una normale conversazione.

Come sostiene Kristina Nelson, etichettare il murattal come pallida e semplificata versione del più elaborato e orecchiabile stile mujawwad è un grave errore. I due stili, infatti, hanno diverse funzioni e destinazioni. La mancanza di abbellimenti e virtuosismi vocali riflette la dimensione privata e interiore dello stile murattal. Esso trova spazio nella quotidianità dell’individuo, risultando accessibile anche al fedele non esperto o tecnicamente preparato. All’interno delle mura domestiche, nel momento della preghiera rituale, la recitazione avviene nello stile murattal, in virtù della sua minor complessità stilistica e maggiore chiarezza espositiva.

Le regole del tajwīd sono ovviamente prescrittive per la condotta della recitazione e, idealmente, tutto ciò che il recitatore deve conoscere e padroneggiare per recitare brani del Corano in murattal. Al contrario non è richiesta padronanza della complessa teoria del maqām, così come non è necessaria una voce particolarmente bella, piacevole, che rispecchi canoni definiti.

Tutto ciò che il recitatore deve tenere in mente sono le norme generali della disciplina della recitazione coranica, il rispetto delle pause, la corretta vocalizzazione; il fine è quello di convogliare il messaggio nella maniera più chiara possibile, ponendo in secondo piano il piacere estetico.

Per dimostrare le potenzialità pratiche di questo stile venne ideato in Egitto negli anni ʻ60 quello che Kristina Nelson considera una sorta di «[…] oral equivalent of the ʿUṯhmānī text». Ci riferiamo al progetto che prese forma a partire dal 1960 su proposta dello studioso e didatta Labīb al-Saʿīd in collaborazione col Ministero degli Affari Religiosi, volto alla registrazione integrale del Corano in stile murattal, da destinarsi poi alla trasmissione via radio e, conseguentemente, all’ascolto privato e didattico.

Il progetto portò alla prima vera e propria registrazione completa del testo. Il Corano in murattal di al-Saʿīd è ritenuta fonte autorevole e definitiva. L’obiettivo che spinse all’ideazione del progetto fu quello di fornire alla comunità una versione orale del Corano priva di errori, ambiguità e zone d’ombra, alla quale il recitatore poteva appellarsi in caso di dubbi o insicurezze.

Secondo Labīb al-Saʿīd lo stile murattal era in serio pericolo proprio a causa della mancanza di una sua fonte autorevole, di un canone. A causa del suo utilizzo principalmente privato il murattal mancava di uniformità, di una riconoscibilità socialmente accettata, di una standardizzazione della pratica. Laddove il mujawwad era sorretto da una serie di indicazioni riguardanti qualsiasi aspetto tecnico che ne assicuravano una corretta perpetuazione, secondo al-Saʿīd il murattal risultava sospeso in un pericoloso vuoto normativo.

Questo vacuum avrebbe portato al completo dissolvimento del particolare stile di recitazione. Perdere la recitazione in murattal, secondo l’ideatore del progetto, avrebbe significato perdere il suono del Corano nella sua versione ideale. Lo scopo non fu quindi solo didattico, ma anche rivolto alla preservazione di una pratica e di uno stile recitativo che stava soccombendo sotto il peso del più popolare, apprezzato e studiato mujawwad. Labīb al-Saʿīd segnalava con preoccupazione il sorgere di una vera e propria élite preposta alla recitazione coranica e alla padronanza del tajwīd. Le sue dichiarazioni a proposito formano una sorta di manifesto postumo:

«Our desire was to disseminate this style on as wide a scale as possible in order to counter- balance the influence of the more elaborate and difficult styles which were the special preserve of the professionals. It seemed to us that if these highly complicated styles were allowed eventually to monopolize the scene, as they might very well do if alone used in recording and broadcasting, the learning of the Koran by the average man would actually be obstructed, and Koranic recitation as such would become a jealously gifted craft. […] It is true that some broadcasting stations have records of certain portions of the sacred book, recited by various readers; but the records we have in mind would be of a different nature.»

La democratizzazioneˮ del messaggio coranico passa quindi attraverso il murattal; secondo al-Saʿīd la parola di Dio non può e non deve diventare appannaggio di pochi eletti. Da qui la necessità di creare una vera e propria opera canonica che da una parte rispetti le prescrizioni dettate dal tajwīd, dall’altra mantenga la chiarezza espositiva necessaria allo scopo didattico.

Il primo recitatore di professione in servizio del programma di al-Saʿīd fu Shaykh Maḥmūd Khalīl al-Ḥuṣarī (1917-1980), ex studente di al-Azhar, autore e consulente per la stessa università nella curatela dell’allora recente edizione azharita del Corano.

L’anno precedente, il 4 giugno del 1959, in una sala dell’università cairota, al-Ḥuṣarī aveva tenuto una performance pubblica di recitazione in stile murattal; Labīb al-Saʿīd intendeva tastare il terreno, cercando di cogliere le reazioni di un pubblico abituato al più popolare mujawwad. Il responso fu generalmente positivo: gli astanti, interrogati dall’ideatore del progetto, si mostrarono piacevolmente sorpresi dell’aver compreso con maggior chiarezza le parole e, di riflesso, il messaggio contenutovi. Da quel momento, grazie ad al-Saʿīd e alla maestria di Shaykh Maḥmūd Khalīl al-Ḥuṣarī, lo stile murattal guadagnò vigore, tornando a nuova vita.

Grazie al progetto di al-Saʿīd, fu sua la prima voce che trasmise integralmente e in via ufficiale la parola di Dio per mezzo della radio, aprendo la strada ad un sempre maggiore utilizzo del medium.

Fonti:

Kristina Nelson, The Art of the Reciting the Qur’an, The American University in Cairo Press, 2010.

Labib as-Saʿid, The Recited Koran: A History of the First Recorded Version, Princeton, Princeton University Press, 1975.

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Amedeo Santolini

Amedeo Santolini

Classe 1990. Musicista. Ho ottenuta la laurea magistrale in Musicologia all’Università di Bologna e sono laureando in Antropologia, Religioni e Civilità Orientali. Mi interesso di: etnomusicologia, folklore, antropologia delle religioni, Islam, metal estremo e storia naturale. Ho una passione smodata per i lati oscuri dell'esistenza umana. Colleziono dischi e libri.

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