Era Glaciale: Ma cos’è?

Nell’immaginario collettivo, il Paleolitico viene associato immediatamente con l’Era Glaciale: nella nostra fantasia, i primi Sapiens e i Neandertal abitano sconfinate lande coperte di neve e ghiaccio, percorse dall’occasionale mammut lanoso e/o bradipo bipede. 

Battute a parte, anche coloro che sanno distinguere le trovate hollywoodiane dalla realtà, spesso inquadrano una grossa fetta della storia evolutiva umana in una non ben definita “Era Glaciale”.

Mi sembra doveroso fare un po’ di chiarezza al riguardo, visto che i fatti stanno diversamente.

Per Era Glaciale si intende un lungo periodo di tempo nel quale la temperatura della Terra è particolarmente bassa, consentendo lo sviluppo di calotte polari e ghiacciai alpini.
Ebbene sì, come potete capire da questa definizione, anche adesso stiamo vivendo in un’Era Glaciale, iniziata in concomitanza del Quaternario.

 

Ricostruzione di un Paleoambiente di prateria


Il Quaternario è il periodo geologico all’interno del quale si evolve il genus Homo, quindi sembrerebbe che l’associazione Era Glaciale-Evoluzione Umana non sia poi così campata in aria.

Ma se oggi siamo all’interno della stessa Era Glaciale in cui hanno vissuto i nostri antenati, perché immaginiamo gli ambienti del Paleolitico così diversi da quelli attuali?

Questo deriva dal fatto che, all’interno di un’Era Glaciale, esistono periodi più freddi e periodi più caldi, chiamati “stadi glaciali” e “interglaciali”.
Questi coincidono con i MIS, stadi isotopici marini, e per il Quaternario ne sono stati identificati 104.
Hanno durata variabile, nell’ordine di decine di migliaia di anni, e rappresentano rispettivamente stadi interglaciali, i numeri dispari, e stadi glaciali i numeri pari.

 

Dall’alto verso il basso, variazione della temperatura, del monossido di carbonio e delle polveri negli ultimi 400.000 anni

 

Oltretutto, il periodo di tempo che va da circa 115 a 12mila anni da oggi (MIS da 5 a 2)  è stato interessato da temperature generalmente più fredde anche negli stadi interglaciali.

La situazione è effettivamente molto complessa, ed è anche comprensibile che per semplificarla si faccia “di tutto il ghiaccio un fascio”.

Ricordiamo che i Neandertal si sono evoluti in Eurasia, a partire dalle specie di Homo che per prime si erano spostate dall’Africa intorno ai 2 milioni di anni fa, vivendo così l’alternarsi di molte fasi, più fredde e più calde, alcune delle quali, i massimi glaciali, veramente molto fredde, che coincidono nell’aspetto a quello che generalmente viene chiamato Era Glaciale.

Proprio in occasione dell’Ultimo Massimo Glaciale facciamo la nostra comparsa in Europa noi Sapiens, e i Neandertal scompaiono, non senza aver lasciato in noi qualche ricordino genetico dovuto ad una più che probabile ibridazione.

Quest’umanità del passato ha abitato ambienti di svariati tipi, da steppe a foreste di conifere, da praterie a boschi temperati, da savane a paludi.

 

Ricostruzione di Paleoambienti del Pleistocene, sopra una prateria in clima freddo, sotto una savana in clima caldo

Lo studio dei pollini, della fauna e della flora dei siti archeologici ci dà la possibilità di ricostruire con incredibile precisione i tipi di ambiente in cui i diversi gruppi umani si erano insediati, e l’immagine che ne risulta è variegata: sicuramente non si limita a grandi distese di ghiaccio.

La tendenza a semplificare e a schematizzare la realtà è tremendamente diffusa in ambito divulgativo, e tende a trasfigurare la Storia in storie.
Quando immaginiamo o investighiamo il passato, è fondamentale ricordarsi che esso è complesso e diversificato almeno quanto il presente, e questo vale non solo per gli ambienti e le temperature, ma anche per la complessità sociale e culturale delle persone che li hanno abitati.

 

 

Bibliografia essenziale

Cronin, Thomas M., Paleoclimates: understanding climate change past and present, Columbia University Press, 2010

Lockwood, J.G.; “The Antarctic Ice-Sheet: Regulator of Global Climates?: Review”. The Geographical Journal. 145 (3): 469–471

Andrews, John T., “Dating Glacial Events and Correlation to Global Climate Change”, in Noller, Jay S., Sowers, Janet M., Lettis, William R. (eds), Quaternary geochronology: methods and applications, 2000, American Geophysical Union

Aitken, Martin J and Stokes, Stephen, in Taylor, Royal Ervin Taylor and Aitken, Martin Jim (eds), Chronometric dating in archaeology, Chapter 1, 1997, Birkhäuser, 

THE CENTRAL AND SOUTHERN APENNINE (ITALY) DURING OIS 3 AND 2 :
THE COLONISATION OF A CHANGING ENVIRONMENT


Palaeoenvironments of early hominins in temperate and Mediterranean Eurasia: new palaeobotanical data from Palaeolithic key-sites and synchronous natural sequences

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Tobia Fognani

Tobia Fognani

Laureato in Antropologia Culturale, Religioni e Civiltà Orientali all'Università di Bologna, sta attualmente perseguendo una magistrale in Quaternario, Preistoria ed Archeologia all'Università di Ferrara, con l'intento di unire gli interessi per le Scienze Naturali e Umane.

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