Diritti umani: il fenomeno delle sparizioni forzate in Egitto

I diritti umani sono universali? 

Il caso di Giulio Regeni, ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio 2016 al Cairo fornisce una pronta risposta.

Uno dei casi più eclatanti di “sparizione forzata” in Egitto, che Amnesty International ha accolto e protratto attivisticamente fino ad oggi.

Il primo caso che coinvolge contemporaneamente sparizione forzata, tortura ed omicidio.

Ahmed Abdallah, consulente legale della famiglia Regeni al Cairo, in conferenza stampa il giorno 6 dicembre in provincia di Salerno, ha focalizzato l’attenzione su quanto i parametri di giudizio nei termini di violazione dei diritti umani e reato di tortura, siano relativi ai singoli paesi e non, come generalmente asserito, “universali”.

LA VERITA’ SU GIULIO REGENI

Giulio Regeni, ricercatore friuliano scomparso il 25 gennaio 2016, «conosceva i pericoli di fare ricerca partecipata sul campo in una città come il Cairo» afferma Tina Marinari, coordinatrice campagne per Amnesty International Italia.

All’anniversario degli scontri del popolo egiziano per le dimissioni del presidente Hosni Mubarak, Giulio esce dalla propria abitazione per recarsi, con un amico, a casa di un signore anziano con poca mobilità.

Salito in metropolitana, si perdono totalmente le sue tracce.  Il corpo torturato di Giulio viene ritrovato il 3 febbraio lungo l’autostrada tra il Cairo ed Alessandria. L’autopsia conferma  lo schema di tortura già noto dei casi di “sparizione forzata” in Egitto ad opera della National Security Agency ed il successivo omicidio.

La madre di Giulio racconta:


«Ho riconosciuto mio figlio solo dalla punta del naso.»

I DIRITTI UMANI SONO UNIVERSALI?


«Dal punto di vista legale [i diritti umani] sono interpretati come diritti individuali e non collettivi. Ciò significa che bisogna chiedere ai governi degli stati nazionali di cui si è cittadini di riconoscere e assicurare i diritti individuali difesi nei documenti internazionali.»

(Shultz, Lavenda 2015:416)

Nel 1948 l’ONU approva la “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”,  volta ad affermare la dignità umana del singolo sancendone i diritti fondamentali.

Un tentativo delle “ potenti forze globali ” di agire per il “ rimodellamento delle condizioni di vita locale ”, incrementando i processi di globalizzazione.

Ma quali sono le limitazioni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?  

Il carattere “universale” della persona portatrice di diritti è responsabilità degli stati sovrani.

Ahmed Abdallah conferma tale tesi:


«Il contesto egiziano e la forma mentis egiziana sono molto diverse da quelle italiane: ci sono dei diritti fondamentali che noi non abbiamo in Egitto. Sicuramente se in Egitto chiedessi di avere una conferenza stampa per discutere di diritti umani, non lo accetterebbero e potrei essere arrestato.»

LA COMMISSIONE EGIZIANA PER I DIRITTI E LE LIBERTA’

La Commissione egiziana per i diritti umani e le libertà, di cui Abdallah è presidente, si oppone al fenomeno della “sparizione forzata” che prevede il rapimento da parte degli agenti della National Security Agency di singoli cittadini imputandogli capi d’accusa fittizi. La Commissione è inoltre attiva in altri casi di violazione di diritti umani.

La media è di due o tre persone al giorno che scompaiono per lunghi periodi.  I più fortunati fanno ritorno a casa con la promessa di dimenticare, altri non tornano mai più. 

La Commissione, che ha 1500 casi circa sotto mano, per evitare conseguenze tragiche, tramite un team di avvocati presenti presso la procura, avvisa le famiglie di coloro che fanno ritorno.


«Qualche volta la tortura non è volta ad estorcere informazioni, ma alla diffusione della paura. È una cultura della paura e lascia segni visibili sulla pelle.» 

Abdallah commenta così lo scenario drammatico delle carceri egiziane, a lui familiare dati i periodi di reclusione.

LA STORIA DI AHMED ABDALLAH

Ahmed Abdallah, un egiziano che combatte contro la violazione dei diritti umani da parte delle istituzioni del suo paese. Viene arrestato diverse volte con capi d’accusa fuori dal processo Regeni, ma il solo scopo della NSA egiziana è di sequestrare i suoi apparecchi elettronici e scoprire di che informazioni dispone su Giulio Regeni.


«Mi sono svegliato con armi puntate sul petto, ho trovato una ventina di ufficiali e mi hanno arrestato. Ho passato quattro mesi e mezzo in carcere compreso un periodo in isolamento.»

Abdallah descrive anche le condizioni in cui ha vissuto il periodo di reclusione:

«Il mio mondo è una cella buia. Un piccolo tappeto su cui sono seduto per metà e con l’altra metà mi copro. L’acqua sporca che bevo e con cui mi lavo. Il bagno è un buco per terra.

Sono stato liberato quando la procura d’Egitto e la procura di Roma hanno cominciato a collaborare e ho scoperto che l’ufficiale della Sicurezza Nazionale egiziana che mi seguiva e mi ha incarcerato, era la stessa persona che ha seguito il caso di Giulio Regeni.»

PROSPETTIVA GLOCALE DEI DIRITTI UMANI

Non sono i diritti umani ad essere nel mirino, bensì le conseguenze che essi apportano nelle diverse “culture”, talvolta additate come aliene a quest’ ultimi.

Il diritto alla cultura consente al singolo individuo di operare, tramite la propria agency, un processo di produzione e conservazione della propria “cultura” e delle relative tradizioni.

Esso è stato già rivendicato in numerosi documenti internazionali.

Sebbene presso molte società alcuni tipi di violenza siano culturalmente approvati, non tutte le forme di violenza godono di sostegno culturale da parte dei soggetti operanti.

«Infine, vale la pena di chiedersi se la “cultura” non venga talvolta usata come capro espiatorio per mascherare la riluttanza di un governo a estendere certi diritti ai propri cittadini, per ragioni che con la cultura non hanno nulla a che fare.»

(Schultz, Lavenda 2015:415)

Fonti 

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