Cioccolato: benessere psicofisico fra scienza e leggenda

La pianta del cacao, classificata da Carlo Linneo come Theobroma cacao (dal greco, “cibo degli dei”),  è un vegetale sorto spontaneamente in epoca olocenica nell’odierna regione messicana del Chiapas, dove il clima e la piovosità erano adatti alla sua crescita. Le fonti fanno risalire la sua coltivazione a 4000 anni fa: nel sito archeologico mocaya di Paso de La Amada sono stati infatti localizzate numerose ceramiche cerimoniali, utilizzate per contenere alimenti e bevande a base di cacao.

Furono però gli Olmechi, circa nel 1000 a.C., a dominare pienamente la tecnologia necessaria alla coltivazione e alla lavorazione di questa pianta, chiamata kakaw. Il popolo olmeco fu in grado di trapiantare il vegetale dalla costa del Pacifico alle terre del Golfo del Messico, affinando le modalità di tostatura e macinazione dei semi contenuti nella cabossa (il frutto della pianta del cacao), al fine di ottenere una bevanda estremamente energetica che noi oggi definiremo “al cioccolato”. Sebbene già in questo periodo il cacao fosse utilizzato anche a scopi rituali, fu solamente con la civiltà Maya che esso iniziò ad essere considerato simbolo di aristocrazia e, di conseguenza, di divinità.

Le bevande al cioccolato, preparate in modo che risultassero particolarmente schiumose, erano frequentemente aromatizzate con vaniglia o peperoncino in modo da stemperare il sapore particolarmente amaro del cacao. Questo poiché il latte e lo zucchero non esistevano e le preparazioni erano a base di acqua. Esse, così come gli utensili e il vasellame atti a contenerli, facevano parte delle offerte funerarie delle élite e il loro consumo si legava a specifiche ricorrenze politiche, religiose e civili. 

Dal momento che i principali centri politici e cerimoniali maya si ergevano lontano dalle zone di coltivazione del cacao si svilupparono presto complesse reti commerciali, in cui il prodotto diveniva la principale moneta di scambio. Un elemento estremamente prezioso, desiderato e conservato minuziosamente, al pari di altri beni di lusso quali la giada o le piume di quetzal [1].

La cultura del cacao fu ripresa successivamente dagli Aztechi, i quali lo consideravano un dono del dio Quetzalcoatl. Il suo consumo era riservato solamente agli uomini d’alto rango come i governanti, i ministri del culto, i guerrieri distinti; occasionalmente anche alle vittime sacrificali. Questa imposizione di genere e status era determinata dalla credenza mesoamericana secondo la quale il cacao fosse un cibo inebriante, veicolo di forza e divinità, inadatto alle donne e ai bambini [2].

Per questa popolazione, diventò così importante che nel 1485 l’imperatore mexica del tempo organizzò una spedizione nelle terre chiapanecas al fine di riscuoterne grandi quantità sotto forma di tributo. Il valore del cacao nel XV secolo era così alto che dieci dei suoi semi potevano essere scambiati per un coniglio oppure per la compagnia sessuale femminile. 

Sebbene l’immaginario comune attribuisca spesso a Cristoforo Colombo il merito di aver introdotto il cacao in Europa, le fonti storiche ci raccontano ben altro. Cortés conobbe il rinomato prodotto alla corte di Moctezuma, tuttavia il cacao arrivò in Spagna solo nel 1544, quando un gruppo di nativi mesoamericani furono ricevuti dal sovrano Filippo II.

Da quel momento il cioccolato iniziò ad essere consumato anche in Europa, dove fu adattato ai gusti e alla cultura culinaria locale venendo ad esempio addolcito con lo zucchero o mischiato a spezie di origine araba ed orientale. In poco tempo esso divenne un vero e proprio “vizio nazionale”.

Il suo consumo aumentò soprattutto nell’epoca di Quaresima poiché, nonostante fosse estremamente nutritivo ed energizzante, essendo fruito prettamente in forma di bevanda non rientrava nei cibi proibiti dalla religione cattolica. Per contrastare la diffusione endemica di questo prodotto nel 1644 il vescovo di Madrid ne proibì la vendita, ma tale provvedimento ebbe come risultato la comparsa del cioccolato solidificato in tavolette. Fu l’inizio dell’arte dei maestri cioccolatai che vide il suo apice nella Svizzera dell’800 [1].

Il cacao ed il cioccolato però non sfondarono in Europa solo grazie al loro sapore o valore nutritivo. Fin dal passato mesoamericano questi prodotti hanno incontrato estimatori in ogni ambiente culturale e di qualunque estrazione sociale, apprezzati per le loro proprietà terapeutiche e per il loro valore edonico. Nei millenni è stato riconosciuto come alimento corroborante, energetico, stimolante, afrodisiaco, analettico, antinfiammatorio, digestivo, antidepressivo e promotore di fertilità, solo per dirne alcuni.

Nel Codice Fiorentino, Bernardino de Sahagún descrisse nel dettaglio le preparazioni di numerosi decotti e liquidi a base di cacao usati dagli Aztechi per il trattamento di numerosissimi problemi di salute quali ad esempio l’anemia, l’asma, le coliche e le difficoltà digestive, l’insonnia oppure l’impotenza. Gli studi sul cioccolato e i suoi usi nella preparazione di medicinali ebbero particolare successo anche in tutta l’Era coloniale e nell’Età moderna.

Molti manoscritti europei parlano dell’impiego del cacao per la cura di molteplici disturbi o specifiche malattie, in particolare l’anoressia, l’apatia o l’iperattività e i problemi gastrointestinali. In altri testi invece il cioccolato si rivela come il prodotto più usato per mascherare i sapori forti e sgradevoli, oppure per legare assieme determinati elementi attivi al fine di una più efficace somministrazione [2].

Infine, diffusissima era (ed è) l’opinione secondo la quale il cioccolato sia l’afrodisiaco per eccellenza. Leggendario è l’uso del cacao praticato dal tatloani azteco Montezuma II, il quale lo utilizzava come corroborante per sostenere gli incalcolabili rapporti sessuali con le tante mogli. Celebri amanti concupiscenti hanno poi inneggiato al cioccolato come stimolante erotico, da Jean Anthelme Brillat-Savarin a Casanova, fino a Gabriele D’Annunzio [3].

Ma quali di queste proprietà possono essere considerate scientificamente corrette? E quali invece sono più il frutto di una costruzione sociale, culturale e simbolica?

Sembra scontato ricordare che un consumo eccessivo dei derivati del cacao, che per sua natura è ricco di zuccheri e grassi, può causare disturbi e patologie quali ad esempio l’aumento di peso, l’acne o le carie. Passano invece più inosservati i numerosi benefici che piccole quantità di cioccolato nero (meno di 5o gr al giorno) possono realmente apportare al corpo umano.

La scienza moderna ha riscontrato nel cacao livelli particolarmente elevati di polifenoli, soprattutto flavonoidi, i quali combinati con altre sostanze chimiche donano all’alimento proprietà antidepressive, antiossidanti, antiinfiammatorie e antidiarroiche. Esso aiuterebbe inoltre a prevenire le malattie cardiovascolari, favorendo poi la resistenza all’insulina, il potenziamento delle prestazioni cognitive e in generale una sensazione di energia e benessere. 

È interessante sottolineare come molte donne, indipendentemente dalla loro età, quando sottoposte a stress intenso o a cambiamenti umorali preferiscano cibi dolci e ricchi in grassi. Le sostanze ad azione psicotropa, abbinate ad un gusto particolarmente appagante, fanno del cioccolato un fornitore di sensazioni piacevoli ed un alimento al quale far ricorso nelle condizioni di ansia ed agitazione.

La psiche femminile appare particolarmente suscettibile, rispetto a quella maschile, al fascino esercitato da questo alimento e l’assunzione che ne consegue rappresenta una strategia di autoterapia psicologica peculiare delle donne.

Alla luce delle attuali acquisizioni, una dose controllata di cioccolato appare inserirsi adeguatamente nelle diete per limitare lo stress, soddisfare il palato (in genere fortemente privato del gusto dalle restrizioni alimentari) e concedere piacevoli sensazioni psico-fisiche attraverso le sostanze antidepressive in esso presenti. È assente, inoltre, qualsiasi correlazione tra consumo giornaliero di cioccolato e variazione in aumento del BMI (Indice di massa corporea) .

Per quanto riguarda Afrodite, non esistono prove scientifiche a sostegno delle qualità erotizzanti del cioccolato. Tuttavia  le sue attestate proprietà vasoprotettive, antidepressive e tonico-stimolanti si rivelano indubbiamente funzionali al mantenimento della salute sessuale e al conseguimento di veementi amplessi.

Se è vero che la salute sessuale è un fenomeno complesso in cui interagiscono fattori fisici, psichici, relazionali e culturali, il cioccolato può apportare un contributo positivo nella maggior parte dei fronti. È antico inoltre l’immaginario che lega cacao e sessualità, un matrimonio felice celebrato già dalle passionali madame francesi del XVIII secolo.

Il cioccolato come entrée al rapporto coitale può segnare l’incontro tra gola e lussuria, fornire una soddisfazione consumatoria ed appagare il palato, e d’altra parte accendere il desiderio sessuale. Le caratteristiche organolettiche del cioccolato possono fornire un intenso e molteplice stimolo sensoriale, rivelando un’intrinseca voluttuosità della quale può servirsi la libido femminile, ma anche quella maschile [3].

La ricerca di una dimostrazione scientifica dell’associazione diretta tra ardore sessuale e consumo di cioccolato non ha portato sempre a risultati significativi [4], ma ciò non può negare il contributo del cioccolato alla biochimica dell’amore. Nell’immaginario delle persone infatti, esso rimane in molti casi uno dei cibi per eccellenza legati al piacere. E sebbene l’antropologia si occupi di decostruire l’esperienza di vita delle persone, questa disciplina ci insegna anche che solo perché un significato è frutto di una costruzione sociale o culturale non vuol dire che esso diventi meno reale per chi in quell’idea crede e si identifica.

 

Bibliografia:

  • [1] Castellanos H., Kakaw: la bebida de los Dioses Mesoamericanos, http://www.kakaw.org/recursos/kit/kakaw01.pdf
  • [2] AA. VV. 2000, Food of the Gods: Cure for Humanity? A Cultural History of the Medicinal and Ritual Use of Chocolate, «The Journal of Nutrition», 130: 2057-2072.
  • [3] Di Renzo G.C. e E. Brillo 2012, Le influenze del cioccolato sulla salute della donna, «Giornale Italiano di Ostetricia e Ginecologia», 34(2).
  • [4] AA. VV. 2006, Chocolate and Women’s Sexual Health: An Intriguing Correlation«The Journal of Sexual Medicine», 3: 476-482.
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