C’è vita dopo la morte? L’afterlife digitale e i memoriali su Facebook

C’è vita dopo la morte? La classica domanda su cui filosofia, scienza e religione hanno dibattuto per secoli. Non è obiettivo di questo articolo presentare o discutere le principali teorie a riguardo, ma porre la domanda da una prospettiva diversa.

Partiamo dal concetto di “identità digitale”tutti noi, o quasi, abbiamo un profilo Facebook. Entro i confini blu di un sito web racchiudiamo la nostra vita; lavoro, università o scuola frequentate, data e luogo di nascita, relazioni sentimentali e persone conosciute… fino ad arrivare ai gusti personali su cinema, musica, cibo. E la lista potrebbe continuare a lungo.

Quello su cui è importante riflettere è che si tratta di un processo di presentazione del nostro io sotto forma di link, foto e informazioni digitali; la nostra identità è trasposta in forma astratta, intangibile, ma non per questo invisibile. Al contrario, il nostro “profilo”, sintesi di ciò che siamo (o di ciò che vogliamo che gli altri vedano di noi?) con la denominazione di “social” assume le caratteristiche di una vetrina: visibile da tutti, raggiungibile da tutti.

Ma, relativamente al concetto di identità digitale, quali dinamiche entrano in gioco quando una persona muore? Solitamente associamo la morte ad una dimensione fisica, ma se teniamo presente il concetto di “identità astratta” analizzato prima, possiamo comprendere come l’alter – ego digitale che sopravvive all’io fisico sia ugualmente sottoposto a particolari processi di gestione dopo la morte (per evitarne l’oblio, l’abbandono?)

Quindi, cosa succede al profilo in caso di scomparsa della persona che ne è proprietaria? La politica di Facebook è ben strutturata a riguardo. Le opzioni sono due: si può scegliere se far eliminare definitivamente il proprio account, “congelandolo” e mantenendolo solo nei server o nominare un contatto “erede”.

 

 

 

 

La sezione Centro Assistenza di Facebook riporta:

«Un contatto erede è una persona che scegli per gestire il tuo account se viene reso commemorativo. Ti consigliamo vivamente di impostare un contatto erede che gestisca il tuo account quando verrà reso commemorativo.Un contatto erede può accettare le richieste di amicizia per conto di un account commemorativo, aggiungere un post omaggio al profilo e modificare l’immagine del profilo e quella di copertina. Se l’account commemorativo ha una sezione per gli omaggi, un contatto erede potrà decidere chi può vedere e pubblicare gli omaggi.»

 

 

 

 

La possibilità di lasciare in eredità il proprio profilo Facebook a una persona fidata, creando così un account commemorativo, è attiva dal 2011, per evitare che dopo la morte di un utente esso si riempisse di innumerevoli commenti e “intrusioni” indesiderate: il contatto erede designato può così gestire la bacheca, scegliendo cosa può essere pubblicato e da chi.

Sebbene sia un processo di gestione della propria eredità online totalmente opzionale da affidare (in caso) a persone con cui si ha un legame molto stretto, si accende il dibattito sulla privacy. Esse hanno davvero il diritto di scegliere cosa è giusto pubblicare sul profilo di una persona dopo la sua morte, e chi far pubblicare?

Secondo Ugo Bechini, notaio esperto sui temi legati all’identità digitale, la nomina di un mandatario post mortem per il nostro “universo digitale” (comprendente foto, documenti, video, password…) deve essere fatta con un documento ufficiale che non deve essere confuso con il testamento, in quanto documento privato: è un atto di nomina per la gestione del patrimonio intellettuale online in cui la discrezione dell’ “erede” gioca un ruolo fondamentale.

Uno degli effetti più interessanti dell’uso dei social network è proprio la possibilità di ampliare la specifica dimensione spazio – temporale che ha sempre avuto la morte: poter interagire con una persona defunta tramite il suo account Facebook ha inaugurato una cultura del cordoglio online che ruota intorno a un diverso modo di affrontare il lutto.

Gli account commemorativi divengono dunque nuovi spazi per elaborare la morte di una persona cara, sotto l’insegna di quel “In memoria di” che li contraddistingue; memoriali digitali e santuari del ricordo.

Le persone (o perlomeno quelle autorizzate) lasciano pensieri, commenti, foto, canzoni… è un nuovo piangere sulla tomba di? Del resto le pratiche di sepoltura e ricordo del defunto hanno una tradizione primordiale nella storia dell’uomo; il memoriale digitale è semplicemente un’evoluzione di questo rituale, un suo svincolarsi dalla dimensione tradizionalmente fisica del compianto.

E’ l’idea che i social network portano con sé da quando sono nati: condividere tutto, o meglio entrare nell’ottica che il condividere tutto sia comune pratica per sentirsi parte di un qualcosa. E il ciclo della vita è contemplato nella sua interezza, dall’inizio alla fine; anche la morte ha ormai la sua buona dose di socialità digitale.

 

Sitografia:

https://www.vice.com/it/article/kw4p4a/facebook-aldila-morte-your-digital-afterlife-intervista;
https://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/14_luglio_03/eredita-digitale-social-ed-email-cosa-succede-la-morte-284e4fba-029c-11e4-af6d-a9a93b39a7aa.shtml;
https://www.huffingtonpost.it/news/account-commemorativo/;
https://www.facebook.com/help/103897939701143.

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