Business da orfanotrofio: il caso della Cambogia

In un articolo precedente avevo analizzato il fenomeno del “volonturismo” e avevo concluso con una considerazione sull’utilizzo indiscriminato di fotografie scattate dai volontari ai bambini, materiale che poi finisce su internet, riducendoli ad un’immagine da ostentare, senza alcuna considerazione sulle conseguenze che ciò può avere. Vorrei adesso concentrarmi sulla strumentalizzazione vera e propria dei bambini in un business che vede al proprio centro l’orfanotrofio. L’area geografica che prenderò in esame è la Cambogia.

«Since 2005, Cambodia has seen a 75 percent increase in its number of orphanages. It’s no coincidence that the growth matches the explosion of tourism in the country; foreign arrivals have increased 250% in the same period. The orphanages run on foreign volunteers and dollars.» [1]

Si intenda fin da subito che voglio evitare qualsiasi tipo di generalizzazione: ci sono nel mondo moltissimi orfanotrofi che forniscono un ottimo servizio a bambini che sono rimasti orfani o che provengono da contesti familiari nocivi. Questi orfanotrofi, spesso gestiti in collaborazione con enti locali, dispongono di uno staff qualificato che si occupa di un numero di bambini ristretto e gestibile, al contrario di quelle istituzioni che si sono accresciute grazie al business turistico che possono creare, in cui il numero di bambini è direttamente proporzionale all’introito monetario.

 

eTN – Global Travel Industry News

 

Spesso i turisti vengono attratti per strada, proprio dalle vittime stesse, che devono avvicinare i viaggiatori invitandoli a visitare il loro orfanotrofio e a lasciare una piccola offerta. Da qui, parte il teatrino: i turisti infatti vengono portati a piedi o tramite il tuk tuk presso la struttura in questione, dove vengono circondati da bambini mal vestiti e affamati, ma comunque sorridenti, che spesso li accolgono con canzoni e balli di benvenuto. Devono infatti mostrarsi felici di essere lì, per mettere in buona luce lo staff dell’orfanotrofio; dall’altra parte, sono malnutriti e vestono di stracci, in modo da impietosire i visitatori, che saranno così disposti a lasciare una donazione più cospicua.

Si possono riscontrare due forme di destrutturazione che si producono all’interno delle comunità e nella persona del bambino che viene reso oggetto di questo business: quella sociale e quella psicologica, e per conoscere entrambe dobbiamo tenere a mente il tipo di attori coinvolti e le circostanze che danno vita a questo processo.

Questo fenomeno si è particolarmente accresciuto negli ultimi decenni, che hanno visto un aumento nel numero degli orfanotrofi coincidente con l’incrementato numero di turisti. Molti di questi apprezzano il fatto di poter concludere la loro vacanza con un breve soggiorno presso una struttura in cui possano fare del volontariato, senza però informarsi correttamente riguardo al dove e al come farlo, rischiando dunque di nuocere alla comunità che sperano di aiutare e andando ad incrementare il business che si nasconde dietro ai sorrisi dei bambini. Il tutto ovviamente viene fatto con le migliori intenzioni, ma la mancata conoscenza di un determinato contesto e la superficialità con cui viene affrontato un problema come quello degli “orfani”, risultano estremamente nocivi.

«Yet of the two million tourists who will pass through Cambodia this year, many aren’t aware that 71% percent of children in its orphanages still have living parents. They aren’t orphans in fact, but have been recruited by the centers with promises to parents for better education and care. “So what we have is this huge discrepancy between supply and demand,” explains Sean Looney, director of SISHA – an organization that investigates human trafficking and living conditions in residential care centers. “Such a proliferation of orphanages in Cambodia makes you wonder, what’s the missing variable here? It’s Money.» [2]

Quindi, come ci viene riportato dai due giornalisti di Forbes, Hartley e Walker, che hanno personalmente verificato la condizione di alcune delle strutture, ci sono molti bambini che vengono considerati orfani, pur avendo almeno uno dei due genitori vivo! La disgregazione sociale viene attuata dunque nel momento in cui famiglie in difficoltà si vedono costrette ad affidare i propri figli a queste strutture, nella speranza di dare loro un futuro migliore e un’istruzione adeguata. Come abbiamo visto, però, in molti casi finiranno all’interno di un business lucrativo in cui maltrattamenti, violenze e malnutrizione saranno all’ordine del giorno. La destrutturazione sociale riguarda anche la comunità stessa, di cui il bambino rischia di perdere il senso nel momento in cui passa la sua infanzia in un’istituzione che lo sradica dal proprio contesto locale.

 

cambodianchildrenstrust.org

 

«[…] The first, called Light House Orphanage, invited us through the front gate with no appointment, no questions asked, and no hesitation to let us tour the kids’ bedrooms. Then, before asking us what kind of skills we could provide, they pulled out a price list and discussed how much money we would pay to volunteer there. $15 dollars a day, each. Preferably cash.» [3]

In questa citazione troviamo già un accenno a quello che può portare alla destrutturazione psicologica. I bambini infatti vengono affidati a sconosciuti i cui requisiti personali e professionali non vengono minimamente verificati. Lavorare con bambini in queste situazioni è estremamente delicato ed è un compito che non dovrebbe essere affidato a chiunque. Solo il fatto che ci siano turisti che si propongono come volontari temporanei in una struttura simile dovrebbe essere indice della scarsa serietà dell’istituzione, che accetta qualsiasi estraneo, purché abbia i soldi.

«But what would we say if unchecked foreigners went into our children’s homes to cuddle and care for the kids? We would be shocked, so why should standards be lowered in the developing world?» [4]

Inoltre, anche solo la breve durata del soggiorno della maggior parte delle persone che si ferma per fare una breve esperienza di volontariato, può avere effetti destabilizzanti: i bambini durante il periodo della crescita hanno generalmente bisogno di figure stabili a cui affidarsi; un continuo ricambio di persone non permette un minimo adattamento, oltre al fatto del rischio di affezionarsi a persone che dopo poco se ne andranno, per lasciare il posto a qualcun altro.

Bisogna fare dunque estremamente attenzione alle istituzioni e agli orfanotrofi che presentano occasioni per trascorrere un breve periodo in veste di volontario (in Cambogia come altrove).
«Your donations don’t help orphans. They create them»: come era stato delineato nel precedente articolo sul volonturismo, i rischi della disinformazione possono essere devastanti per la comunità in cui si opera. Gli effetti sono ulteriormente ampliati quando si tratta di bambini. Un volontario, prima di partire dovrebbe informarsi fino nei minimi dettagli riguardo all’istituzione migliore da sostenere, e dovrebbe chiedersi: ho i requisiti adatti per compiere questo determinato lavoro? Per stare in contatto con dei bambini? Quanto tempo ho intenzione di restare? Ho la certezza sui reali destinatari delle mie donazioni? Questo tipo di analisi è molto complicato, soprattutto se si cercano informazioni su Internet: ci sono innumerevoli siti che dipingono il volontariato presso un orfanotrofio come la cosa migliore da fare, altri che utilizzano il termine “volonturismo” (e “volontourism“) in accezione positiva, proponendo attraverso l’acquisto di un unico biglietto la doppia esperienza del viaggio e del volontariato. Con un po’ di pazienza e una buona dose di analisi ed attenzione, si troveranno comunque le giuste opportunità.

 

https://epicureandculture.com/volunteering-in-cambodia/

 

All’aspirante volontario che conduce la sua attenta analisi nella ricerca dell’istituzione da sostenere, bisogna ricordare che ovviamente esistono anche le associazioni affidabili: i due giornalisti prima menzionati hanno riportato, ad esempio, istituzioni che ci tengono a presentarsi non come orfanotrofi, ma semplicemente come un supporto (che può riguardare la salute come l’istruzione) a quelle famiglie che mandano lì appositamente i loro figli. Allo stesso modo si trovano anche organizzazioni locali che puntano a combattere il business degli orfanotrofi attraverso lavori di ricostruzione della comunità e di riunificazione delle famiglie.

 

unitingforchildren.org

 

In ultimo, per non decostruire totalmente la realtà dell’orfanotrofio, è giusto ricordare che ce ne sono di ottimi che forniscono un servizio temporaneo per bambini effettivamente orfani che sono in attesa di essere adottati o affidati ad altri parenti. L’importante però è ricordare quella parola: temporaneo. Un orfanotrofio dovrebbe essere infatti solo un punto di appoggio, in attesa di trovare una situazione familiare stabile in cui inserire o reintegrare il bambino. Lo slogan di vari movimenti, tra cui Thinkchildsafe, che si occupa della protezione dei diritti dei bambini, «Support Families, Not Orphanages», si basa proprio sull’affermazione che sono le comunità locali e le famiglie che dovrebbero essere rafforzate, in modo che non debbano dipendere da istituzioni che, passando per la decostruzione psicologica dei bambini, arrivano alla destrutturazione della società e della comunità locale, attraverso l’implementazione di un’economia che si basa sulla povertà.

Il video di Friends International che lascio in conclusione esemplifica concisamente quanto sviluppato fino ad ora.

 

 

 

Note:

[1] Forbes (Morgan Hartley and Chris Walker), Cambodia’s Booming New Industry: Orphanage Tourism, 2013.   https://www.forbes.com/sites/morganhartley/2013/05/24/cambodias-booming-new-industry-orphanage-tourism/#272c442794a4

[2] Op. cit.

[3] Op. cit.

[4] The Guardian (Ian Birrell), Before you pay to volunteer abroad, think of the harm you might do, 2010.  https://www.theguardian.com/commentisfree/2010/nov/14/orphans-cambodia-aids-holidays-madonna

 

Sitografia:

Cambodian Children’s Trust, https://cambodianchildrenstrust.org/support-families-orphanages/
ChildSafe Movement, https://thinkchildsafe.org/
CiteSeerX, http://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?doi=10.1.1.1028.9131&rep=rep1&type=pdf
eTurboNews – Global Travel Industry News, https://www.eturbonews.com/85364/voluntourism-cambodia-can-be-counterproductive-how-actually-help
Forbes, https://www.forbes.com/sites/morganhartley/2013/05/24/cambodias-booming-new-industry-orphanage-tourism/#407db9e7794a
Friends International, https://friends-international.org/blog/index.php/orphanages-voluntourism-challenges-remain/
The Atlantic, https://www.theatlantic.com/international/archive/2013/06/cambodias-orphan-industrial-complex/276472/
The Guardian, https://www.theguardian.com/world/2017/aug/19/the-race-to-rescue-cambodian-children-from-orphanages-exploiting-them-for-profit
The Guardian, https://www.theguardian.com/commentisfree/2010/nov/14/orphans-cambodia-aids-holidays-madonna
The Oxford Student, https://www.oxfordstudent.com/2018/02/12/voluntourism-turning-orphanages-tourist-attractions/
ThinkChildSafe, https://www.thinkchildsafe.org/thinkbeforevisiting/
Uniting for Children, http://unitingforchildren.org/2015/04/changing-for-good/

 

 

 

 

 

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